Performing Languages


il-quinto-stato

Programma europeo GRUNDTVIG

Progetto „Performing Languages“
Luglio 2011 – Luglio 2013

Associazione Culturale Fiumana
Kewenn Entr’actes, Queven, Bretagna, Francia
Sala Mala-Saňa, Madrid, Spagna
Open University, Milton Keynes, Inghilterra

www.vimeo.com/performinglanguages

 

Nel luglio 2013 si è concluso a Ferrara con uno spettacolo itinerante per le piazze e strade della città estense il progetto europeo “Performing Languages”. Dopo due anni di scambi e laboratori di teatro congiunti i quattro partner del progetto si sono salutati con una festa teatrale esilarante, in cui le lingue e i linguaggi erano tutti mischiati, volti a condividere soprattutto … la grande gioia di comunicare.

“Le lingue sono fiumi, che cercano il mare”, recitava uno dei loro canti portato avanti nella piazza con il movimento energico ed ondoso di più di cinquanta attori. “Parlando ti giri mezzo mondo e il mondo giro tutto intorno a te, domani, vedrai che ti rispondo, saremo in mezzo al mare io e te. “

Quale contributo possono dare i laboratori di teatro ai metodi per l’apprendimento delle lingue straniere? Con questa domanda nel gennaio 2011 la Open University di Milton Keynes, Inghilterra si era rivolta alle associazioni culturali Kewenn Entr’Actes, Francia, Sala Mala-Saňa, Spagna, e Fiumana, Mesola/Ferrara.

La risposta dei pedagoghi teatrali era rimasta approssimativa: sappiamo bene, che attraverso le attività dei laboratori teatrali le persone si aprono, imparano ad esprimersi meglio, entrano in un dialogo complesso con se stessi e con gli altri. Ma possiamo soltanto intuire quanto possa giovare tutto questo ad un insegnante e un gruppo di alunni di una scuola qualsiasi durante una lezione di inglese, francese o spagnolo.

La Open University inglese propone corsi di lingue a distanza e produce per tali corsi materiali didattici, normalmente non coperti da diritti di autore o comunque applicabili, modificabili e proponibili da chiunque.Per loro sarebbe stato sufficiente rielaborare le cose viste durante gli scambi dei teatri in una chiave didattica volta all’insegnamento delle lingue, ma presto il dialogo intorno al teatro acquisì per tutti una forza autonoma trascinante.

Il progetto prevedeva scambi bilaterali tra i vari partner con laboratori teatrali congiunti e il continuo monitoraggio dello staff e degli insegnanti della Open University. Per i partecipanti non era necessario conoscere la lingua del paese in cui si andava, anzi, “qui si parla con mani e piedi e qualche vocalizzo in Esperanto”, era il motto per tutti prima di “andare in scena”.

Poi naturalmente si imparano valanghe di parole nuove e cascate di frasi fresche, captate e pronunciate con sistema di qua e di là.  Il laboratorio dell’associazione italiana Fiumana, creato appositamente per questo progetto, si chiamava “lingua di fiume”, idioma ideale per comprendersi in ogni angolo del mondo. Al momento della sua invenzione dotata di un vocabolario essenzialissimo, due anni più tardi questa lingua dette addirittura il titolo allo spettacolo finale.

Anche i giovani del progetto parlano oggi perfettamente la lingua di fiume, per il grande arricchimento di tutte le generazioni che in questi due anni si sono incontrati. Parlami. O parlame. Please talk to me. Parles avec moi.

Le nostre idee di come “giocare a teatro” si sono moltiplicate. Abbiamo rubato dalla vita vera. Abbiamo copiato dai colleghi. Abbiamo inventato insieme situazioni nuove, regole nuove.

Dal teatro scuola, quello fatto di tanti corsi e tante discipline suddivise, dal teatro d’autore e di regia, quello che aspira ai festival e ai grandi nomi, dal teatro di strada, fatto di immagini, sorprese, di emozioni flash.

Abbiamo cantato ninne nanne in un serbatoio d’acqua in Bretagna, che sembrava una cattedrale, abbiamo fatto volare le farfalle su un isola in mezzo all’atlantico, abbiamo evocato gli spiriti tra i muri spessi di in una fortezza medievale in riva al fiume, abbiamo riso e pianto su un palco minuscolo nelle segrete di un teatro in pieno centro a Madrid, abbiamo navigato sotto i ponti di Ferrara in una pioggia di coriandoli per poi ballare, ballare, ballare fino a notte tarda.

Lo spettacolo finale doveva rispecchiare tutto questo, farci vivere per un istante tutti insieme un’energia autentica, una passione vera, uno stato emotivo puro, semplice, intenso. Gente che si raccontava con qualche misero bagaglio in mano, venuta dai quattro venti, bevendo acqua, tessendo fili, che collegano, che si intrecciano che diventano rete, che si moltiplicano e si spezzano. Sensazioni che passano di volto in volto, che illuminano, che riflettono, che contagiano, che incuriosiscono, che non devono essere espresse in parole, che non possono essere tradotte in altre lingue.

Nel buio della notte, appoggiata dolcemente sull’acqua, se ne va la nostra piccola zattera, sostenuta dalla corrente del grande fiume verso il mare aperto.

A bordo un piccolo tronco di legno ricurvo, in testa una raggiera di radici bianche, un totem, venuto a galla nel fossato del Castello che ora sta portando lontani i nostri desideri.

Dormire un po’, rigenerarsi e poi spostarsi leggermente più in là. Tornare a viaggiare, imparare, conoscere, risentire voci, suoni, rivedere paesaggi, luoghi, volti, e cercarne di nuovi, farne un tesoro per i nostri figli.